I nostri ragazzi alle Strade Bianche 2026
08 marzo 2026
I nostri ragazzi alle Strade Bianche 2026
L’alba dell’8 marzo, sulle colline senesi, non aveva nessuna intenzione di essere gentile. Niente luce morbida, niente poesia da cartolina: solo pioggia. Di quella sottile ma insistente, che non fa rumore ma cambia tutto. La Granfondo Strade Bianche 2026 è partita così, con un cielo basso e una terra pronta a diventare qualcos’altro.
E infatti lo è diventata.
Le strade bianche, quelle che immagini scorrere veloci sotto le ruote come un nastro chiaro e compatto, si sono trasformate presto in una lotta. Fango viscido, ruote che non girano ma si impastano, bici che sembrano trattenute da una forza invisibile. Non era più solo ciclismo: era resistenza, equilibrio, nervi.
In questo scenario, i ragazzi della Bike Racing Gioppy si sono presentati al via senza troppe parole e con quella voglia silenziosa che si capisce solo guardandosi negli occhi.
MEDIO FONDO
Giovanni Rinicella — per tutti, semplicemente Gioppy — la gara l’ha vissuta come si vivono le cose a cui tieni davvero: con aspettative alte e zero voglia di scuse. E forse è proprio per questo che, quando al 30° chilometro la sella ha deciso di abbassarsi all’improvviso, qualcosa dentro si è incrinato. Non tanto per il problema tecnico, ma per quello che porta dietro: nervosismo, perdita di ritmo, quella lucidità che nelle granfondo vale quanto le gambe.
Eppure, anche così, ha chiuso ottavo di categoria. A pochi minuti dai primi. Che è poco, pochissimo, ma abbastanza per lasciare quel retrogusto di “poteva essere”. Ed è lì che nasce la promessa silenziosa: l’anno prossimo si torna, e si torna per davvero.
Molto solida la prova di Mirko Carzoli, capace di restare dentro la gara quando il terreno chiedeva più testa che forza. Ma tra tutti spicca Alessandro Alimonti, settimo di categoria, autore di una prestazione concreta, pulita, di quelle che non fanno rumore ma restano.
Con loro anche Belvisi Giambattista, Fusco Andrea, Cavallini Serafino e Romanello Marco: ognuno dentro la stessa battaglia, ognuno con la propria gara fatta di piccoli momenti, di tratti pedalati e altri sopravvissuti.
GRAN FONDO
Sul percorso lungo, quello che non perdona e non accorcia niente, Lumicisi Rocco, Polenta Luca e D’Auria Jacopo hanno tirato fuori una prova di carattere. In giornate così non si tratta solo di andare forte: si tratta di restare interi, di non perdere il filo quando tutto attorno scivola.
E loro quel filo lo hanno tenuto.
Alla fine, quando si taglia il traguardo di una Strade Bianche così, non si è mai davvero puliti. Il fango resta addosso, nelle pieghe dei vestiti, sulle bici, ma soprattutto nei ricordi. Ed è proprio lì che trova il suo senso.
Perché queste non sono gare che finiscono sotto l’arco d’arrivo. Restano. Nei racconti fatti a bassa voce, nelle risate sporche di stanchezza, in quella frase che torna sempre:
“L’anno prossimo…”
E quindi, Strade Bianche ci vediamo l’anno prossimo.